“Un’ultima cosa” di e con Concita De Gregorio

Il 19 giugno, in anteprima a Napoli, “Un’ultima cosa”: lo spettacolo di e con Concita de Gregorio in cui Erica è al suo fianco.
Cinque invettive, sette donne e un funerale.
Vi aspettiamo!

UN’ULTIMA COSA
DI E CON CONCITA DE GREGORIO
MUSICA LIVE ERICA MOU
REGIA TERESA LUDOVICO
SPAZIO SCENICO E LUCI VINCENT LONGUEMARE
CURA DELLA PRODUZIONE SABRINA COCCO
MANAGEMENT VALERIA ORANI
PRODUZIONE TEATRI DI BARI | RODRIGO

CAPODIMONTE – CORTILE DELLA REGGIA (PORTA GRANDE)
19 GIUGNO
ORE 21.00 DURATA 1H+10MIN

Il femminile e la sua potenza di fuoco. La sua bellezza, la sua forza, la sua luce. Con cinque donne al centro della scena – Dora Maar, Amelia Rosselli, Carol Rama, Maria Lai e Lisetta Carmi – che prendono parola per l’ultima volta. E dicono di sé, senza diritto di replica. Questo e molto altro è Un’ultima cosa. Cinque invettive, sette donne e un funerale (produzione Teatri di Bari – Rodrigo), lo spettacolo di Concita De Gregorio e Erica Mou, con la regia di Teresa Ludovico, che debutterà il 19 giugno al Cortile della Reggia di Capodimonte nell’ambito del Campania Teatro Festival.
La scintilla del progetto teatrale che tiene insieme una scrittrice e giornalista di successo come De Gregorio e una cantautrice trentenne, sempre più apprezzata nella scena musicale italiana, come Erica Mou, è il libro di Concita De Gregorio “Così è la vita – imparare a dirsi addio” (Einaudi 2012), scritto dopo la scomparsa di suo padre.
«Mi sono appassionata alle parole e alle opere di alcune ­figure luminose del Novecento. Donne spesso rimaste in ombra o all’ombra di qualcuno. Ho studiato il loro lessico sino a “sentire” la loro voce, quasi che le avessi di fronte e potessi parlare con loro. Ho avuto infine desiderio di rendere loro giustizia. Attraverso la scrittura, naturalmente, non conosco altro modo», spiega De Gregorio. Un testo scritto per il teatro che qui si propone in una sorta di prima lettura, prima di consegnarlo a chi vorrà incarnarlo: una ‘interpretazione d’autore’. «La galleria delle orazioni si apre con quella di Dora Maar, la donna che piange dei quadri di Picasso, che mi accompagna ­sin da bambina. Poi sono venute Amelia Rosselli, poeta della mia adolescenza. Carol Rama e la sua ossessione artistica per il sesso motore di vita, l’anticonformista che mi ha accompagnata nella giovane età adulta. Maria Lai che ha ricamato libri e tenuto insieme, coi suoi ­fili dorati, persone, paesi e montagne: la maturità. In­fine, Lisetta Carmi, che – unica vivente – mi ha aperto le porte di casa sua e reso privilegio della sua compagnia, delle sue parole, della sua saggezza. A queste cinque donne è dedicata un’orazione funebre, immaginando che siano loro stesse a parlare ai propri funerali per raccontare chi sono e chi sono sempre state.  «Invettive, perché le parole e le intenzioni sono veementi e risarcitorie. Ho usato per comporre i testi soltanto le loro parole – parole che hanno effettivamente pronunciato o scritto in vita – e in qualche raro caso parole che altri, chi le ha amate o odiate, hanno scritto di loro». Concita De Gregorio
Da controcanto ai racconti, le ninne nanne e i canti interpretati dal vivo dalla cantautrice pugliese Erica Mou, sul palco insieme a Concita. Lo spazio scenico, ideato e curato da Vincent Longuemare, è un gioco di geometrie di quadri luminosi, punti di contatto tra la potenza delle parole di Concita De Gregorio e la voce pura e arcaica di Erica Mou. È così che Dora Maar, Amelia Rosselli, Carol Rama, Maria Lai e Lisetta Carmi entrano in scena, a teatro, subito prima di uscire di scena, nella vita. Come se un momento prima di sparire potessero voltarsi verso il pubblico: “Ah. Resta da dire un’ultima cosa”.

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